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Compensazioni pecuniarie dovute anche in caso di sciopero

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Con una sentenza del 17 aprile 2018, la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che una compagnia aerea non può rifiutarsi di pagare le compensazioni pecuniarie, previste dal Regolamento (CE) n° 261/2004, ai passeggeri interessati dalle cancellazioni e dai ritardi causati ai propri voli da uno “sciopero selvaggio” attuato dai dipendenti della compagnia stessa.

La decisione pone fine ad una vicenda che risale al 2016, allorquando, a seguito dell’annuncio a sorpresa da parte del vettore low cost tedesco TUIfly di voler procedere ad una ristrutturazione dell’impresa, si era verificata un’elevata quanto anomala impennata di assenze per “malattia” tra il personale di volo che in tal modo intendeva protestare le proprie ragioni.

Il percorso logico seguito dai giudici di Lussemburgo, parte dalla premessa che, ai sensi all’art. 5.3 del Regolamento (CE) n° 261/2004, per “circostanze eccezionali” devono intendersi quegli eventi che per loro natura od origine, non ineriscono al normale esercizio dell’attività del vettore aereo e sfuggono quindi all’effettivo controllo di quest’ultimo. La Corte, nel solco della propria giurisprudenza, prosegue precisando che non tutte le circostanze eccezionali costituiscono necessariamente ed automaticamente cause di esonero dall’obbligo di compensazione pecuniaria previsti dal medesimo Regolamento.

 

Applicando tale ragionamento al caso di specie, la Curia europea ha ritenuto che lo “sciopero selvaggio”, quale evento inaspettato, è da porsi in relazione alle annunciate misure di ristrutturazione aziendale, quest’ultime da considerarsi certamente rientranti nelle normali attività di gestione delle imprese.

Inoltre, secondo la pronuncia in commento, lo “sciopero selvaggio” attuato dai dipendenti della TUIfly non può considerarsi circostanza che sfugge all’effettivo controllo del vettore posto che le agitazioni spontanee sono cessate a seguito di un accordo raggiunto tra i rappresentanti dei lavoratori e la compagnia aerea.

Sulla base della sentenza emessa dalla terza sezione della Corte di Giustizia dell’Unione europea l’art. 5, paragrafo 3, del regolamento (CE) n. 261/2004 letto alla luce del considerando 14 dello stesso, dev’essere interpretato nel senso che “l’assenza spontanea di una parte significativa del personale di volo («sciopero selvaggio»), come quella di cui trattasi nei procedimenti principali, che trae origine dall’annuncio a sorpresa da parte di un vettore aereo operativo di una ristrutturazione dell’impresa, a seguito di un appello diffuso non dai rappresentanti dei dipendenti dell’impresa, bensì spontaneamente dai dipendenti stessi, i quali si sono messi in congedo di malattia, non rientra nella nozione di «circostanze eccezionali» ai sensi di tale disposizione.”.

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